“Fuga da Montevideo” potrebbe essere il titolo di questa opera prima del direttore della fotografia uruguaiano Arauco Hernández, già dietro la macchina da presa al fianco dei connazionali Pablo Stoll per Hiroshima (2009), Federico Veiroj per La vida útil (2010) e Manolo Nieto per El lugar del hijo (2013), film che negli ultimi anni hanno portato il cinema del paese sudamericano all’attenzione internazionale. I toni carpenteriani echeggiano sia nelle strade semi-deserte e negli edifici in rovina della città notturna, che in una colonna sonora a tutto sintetizzatore che evoca le musiche dei Goblin per i “gialli” italiani e le composizioni elettroniche di Carpenter e del suo abituale collaboratore Alan Howarth.

D’altra parte è anche il protagonista, attore teatrale underground berlinese sbarcato a Montevideo con il cuore spezzato, a ricordare uno Snake Plissken fuori forma e confuso, ma con la stessa determinazione a sopravvivere alle minacce della città. Imparerà a distinguere i pochi potenziali alleati, con cui comporrà un quartetto di anti-supereroi senza alcun superpotere, ma con un antagonista di tutto rispetto: i “nemici del dolore” non salveranno forse il pianeta ma visto che «Tutti soffrono», come ricorda al protagonista l’amata, stanno in fondo disperatamente lottando anche per noi. Hernández ha parlato del tentativo di far sembrare il film parte di una cinematografia uruguaiana inesistente del passato e di mostrare una Montevideo da cui è rimosso il presente, operazione riuscita che a livello visivo conta sul contributo determinante di un direttore della fotografia che come il protagonista arriva dalla Germania ma non è nuovo ad avventure sudamericane, visto che si tratta del grande Thomas Mauch, operatore di fiducia di Werner Herzog per Aguirre, der Zorn Gottes e Fitzcarraldo.

fonte: pardolive.ch