LOCARNO – Per colpire un film non deve necessariamente contenere quelle famose “scene in grado di urtare la sensibilità dello spettatore” ma è innegabile che quando una pellicola è accompagnata da un avvertimento di questo tipo, i festivalieri in cerca di emozioni forti ne vengono attratti come le api dal miele, a maggior ragione se una delle foto della locandina ritrae una coppia nell’atto di copulare.

È il caso di “A Blast” del regista Syllas Tzoumerkas e in questo momento sottoposto al giudizio del pubblico, la cui sensibilità deciderà quanto di quelle immagini hot servono davvero a costruire il personaggio di Maria, donna travolta dal contesto sociopolitico di una Grecia in crisi, che imbocca la via del non ritorno sradicandosi da tutto.

Sessualità: irrinunciabile tessera di un puzzle – Le performance amorose, seppur prive di inquadrature davvero esplicite, lasciano poco all’immaginazione ma in nessun caso la carrellata di fellatio, penetrazioni e cunnilingus scadono nel volgare. La sessualità così ben dettagliata della protagonista è solo uno dei diversi elementi utilizzati dal regista per creare il volto di Maria, il cui spessore si compone lungo tutto il film come un puzzle: “La sessualità è un medium drammatico – ha spiegato oggi in conferenza stampa Tzoumerkas – un modo per vedere il personaggio come non si potrebbe altrimenti. Uso la sessualità per avvicinare il pubblico ai personaggi, agli aspetti più intimi della loro vita. In questo film si parte da una sessualità bella, vivida, solare; poi la stessa diventa autolesionista per trasformarsi infine in qualcosa di selvaggio”.

Tzoumerkas va ancora oltre, dando ad “A Blast” una connotazione femminista: “Questo è un film femminista, consapevolmente femminista. In un’era in cui il bullismo sta diventando di moda dapperttutto, c’era bisogno. Non solo, quella di Maria è quasi una sessualità eroica, lo si vede bene nella scena in cui naviga in internet cercando film pornografici e attorno a lei ci sono solo uomini”.

Tour de force per gli attori – Vista l’importanza che questa dimensione erotica ha nell’economia del film, il lavoro degli attori è stato non solo molto intenso ma anche lungo, come sottolinea lo stesso Vassilis Doganis che nel film si lascia andare a un rapporto omo, consumato con selvaggia passione sulla nave che per lavoro lo tiene lontano da casa diversi mesi all’anno.

“Abbiamo dovuto lavorare molto per costruire un rapporto forte. L’intimità tra due persone è difficile da rendere, ha diverse facce e dovevamo considerare molti aspetti anche temporali: è un rapporto che evolve nel tempo. Non si riduce a meri aspetti fisici, ci sono volute diverse prove e riprese molto lunghe per trovare una recitazione rilassata.”

Le lunghe riprese sono del resto uno strumento prediletto dal regista che ama trovare in mezzo alle immagini quel punto inaspettato che nella sua imprevidibilità è ricco di significato. “La scena più improvvisata – conclude divertito Tzoumerkas – è stata la lotta al Karaoke alla fine del film. Per realizzarla c’è voluto un giorno intero di riprese molto pazzo!”.

fonte: pardo.ch