“Ho avuto un punto di riferimento cinematografico: ‘Taxi Driver’ di Martin Scorsese”. Lo dice James Franco, che a Venezia presenta in concorso il suo nuovo film da regista, ‘Child of God’, tratto dall’omonimo libro di Cormac McCarthy (Non e’ un paese per vecchi). Non e’ la prima volta che l’attore del primo Spiderman di Sam Raimi si mette dietro la macchina da presa (a Cannes ha presentato ‘As I Lay Dying’, mentre nel 2014 vedremo un biopic su Charles Bukowski).
Questa volta realizza il suo film piu’ duro raccontando le vicissitudini del serial killer sui generis Lester Ballard ben interpretato da Scott Haze. Si tratta di un emarginato necrofilo, “di un killer – Charlot – che uccide e che e’ anche goffo”, dichiara l’attore/regista. “Si’, la leggerezza e il dramma caratterizzano tutto il film – aggiunge Haze – Ballard ha un cuore, non e’ solo un maniaco”. Per entrare nel personaggio, l’attore si e’ isolato per tre mesi durante i quali ha vissuto in una caverna: “non ho parlato con nessuno, e’ stato difficile pero’ sapevo della responsabilita’ che avevo”. Si e’ ispirato a qualcuno in particolare? “Al Joker di Heath Ledger”. “Potevo chiamare nomi importanti del cinema ma Scott era la persona giusta”, aggiunge Franco. Ma lui, Franco, che regista e’? “James mi ha lasciato completa liberta’, mi ha aiutato e guidato senza controllare il processo attoriale perche’ sa che cosa vuol dire essere attore – racconta Haze – e’ stata l’esperienza piu’ importante della mia carriera”.
Ancora una volta dunque il regista affronta il tema dell’isolamento, “non e’ una scelta consapevole – rivela – scelgo di fare un film quando vengo impressionato da qualcosa.
Quando 6/7 anni fa ho letto ‘Child of God’ ho sentito i brividi, era il segnale di qualcosa di vitale”.

 

fonte:agi.it