LOCARNO – L’ultimo film di Olivier Assayas è tra i più riusciti e complessi; rappresenta il primo tentativo di affrontare in modo originale e non mimetico il tema dell’eccesso di comunicazione. Che poi è un modo per parlare di come l’uomo cerchi di trovare il proprio posto in un presente sempre più invaso da informazioni, dove le nozioni di pubblico e privato perdono di senso. Perfetta in questo senso è la scelta di ambientare questa riflessione in una valle alpina, dove un tempo si sono rifugiati pensatori e pittori in preda alle stesse inquietudini.
Portato in modo egregio da Juliette Binoche, sempre perfetta nel giocare su più registri, affiancata da una sorprendente Kristen Stewart, Sils Maria è un racconto a più tempi e più voci. Un film di matrioske che finisce per mettere in finzione l’immagine stessa della Binoche attrice – non a caso l’idea di partenza viene proprio da lei. Nella relazione tra l’interprete, chiamata a ritornare sull’opera che l’ha lanciata per assumere il ruolo dell’antagonista, e la sua agente, che di volta in volta si fa confidente, spalla, amante, Assayas descrive il rapporto tra due generazioni e due mondi apparentemente separati. Così facendo proietta il cinema oltre i suoi confini. 
In questo senso mi sembra prossimo a Demonlover, altro suo film misterioso. Se in quel caso la centralità del personaggio dava le direttive a una narrazione espansa, qui la protagonista sembra trasportata dagli eventi o dalle scelte degli altri. È osservatrice di un mondo che le si schiude davanti in modo misterioso. Similmente la bella immagine del serpente di nubi che attraversa la valle, introdotta da un inatteso vecchio film in bianco e nero, arriva a cristallizzare il modo in cui il mondo virtuale può condensarsi in una realtà dai contorni così presenti da nascondere tutto il resto.

 

fonte: pardolive.ch