LOCARNO – Come la maggior parte ormai dei film in circolazione nei festival internazionali anche questo nasce grazie a un benevolo investimento culturale europeo, modalità produttiva ormai inevitabile con i cui effetti sui film realizzati, e con la resa di fatto sul fronte del rapporto con il pubblico fuori dalle manifestazioni specializzate, nessuno sembra voler fare i conti.

Ecco invece un film che mette la questione, con intelligenza e ironia, al centro stesso del processo creativo: un festival danese offre finanziamenti scandinavi per realizzare un film co-diretto da uno squattrinato regista argentino e da una filmmaker femminista svedese. Sembra la formula ideale per un esperimento fallimentare, invece trasformando queste premesse nell’ossatura stessa del racconto Alejo Moguillansky e Fia-Stina Sandlund (se collaborando o come risultato di una effettiva divergenza creativa solo loro potranno dire) fanno di El escarabajo de oro un imprevedibile film-nel-film d’avventura, capace di giocare con somma leggerezza con riferimenti letterari (Poe e lo Stevenson diL’isola del tesoro), evocare con disinvoltura generi e maestri (viene in mente Ruiz e citato esplicitamente Straub, ma certi giochi delle parti sembrano uscire da una commedia di Wilder), e giostrare tra storia coloniale e geopolitica culturale, per aprire con uno sberleffo un necessario confronto sul futuro del cinema indipendente: «Che si rompa, ma non si pieghi!»

fonte:pardolive.ch