Secchiate d’aqua o di ipocrisia? Questo è il quesito su cui ci si interroga negli ultimi giorni a seguito del grande successo virale dell’Ice Buket Challenge (le secchiate d’acqua). La moda partita dalle celebrità americane ha coinvolto tutto il mondo arrivando anche da noi in Ticino e nella vicina Italia. La regola prevede che se si viene nominati si ci si debba rovesciare un secchio d’acqua ghiacciata in testa davanti a una telecamera per poi sfidare altre tre persone a fare lo stesso. Chi non si rovescia la secchiate d’acqua deve contribuire con 100 dollari a favore della ricerca sulla sclerosi laterale amiotrofica (SLA), almeno 10 dollari anche in caso di autogavettone.

Questo vuol forse dire che dopo la secchiata Bill Gates, re del impero dell’informatica ha versato solo 10 dollari? E così anche gli imprenditori Bill Gates, Tim Cook, Mark Zuckerberg, l’ex presidente degli Stati Uniti W. Bush, il premier italiano Matteo Renzi, i cantanti Justin Timberlake, Lady Gaga, sportivi come Roger Federer, Cristiano Ronaldo e attori come Mickey Rourke, Vin Diesel e tanti e tanti altri personaggi e celebrità da tutto il mondo?

Attualmente non è possibile sapere l’importo delle donazioni dei protagonisti delle secchiate né se hanno tutti effettivamente versato un contributo alla causa.

Un articolo (fonte ilgiornale.it) riporta dall’Italia la bocciatura da parte del “Comitato 16 novembre”, l’associazione che raggruppa i malati di Sla in Italia che si battono da anni contro i tagli costanti ai fondi per la non auto sufficienza. “Sono secchiate di ipocrisia e quattro spiccioli – attacca Mariangela Lamanna, vicepresidente del comitato -. Di quelli che hanno partecipato, salvo solo Jerry Calà, che ha messo online un bonifico da 1000 euro. Ma capisco che faccia più comodo partecipare alla moda e farsi ritrarre con i capelli bagnati e magari, il portafogli intonso”. Un attacco ad alzo zero contro un’iniziativa che è partita col piede giusto, ma poi – specilamente in Italia – è scivolata nel baratro dei tormentoni mediatici. “L’iniziativa poi si è persa nei meandri della demagogia – prosegue la Lamanna -. Da anni ci battiamo per ricostituire il fondo per la non autosufficienza, che rimane avventizio e non strutturale, legato alla legge di stabilità, per avere quattro spiccioli dal Governo. Gli ammalati di Sla sono abbandonati durante tutto l’anno, non vorrei che l’impegno di Renzi durasse solo il tempo di asciugarsi la camicia e che la doccia gelata arrivasse invece nelle case delle famiglie che accudiscono gli ammalati e che ogni anno rischiano di vedersi revocare gli assegni di sostegno”.

Simone Tomassini un cantante che da noi nella Svizzera italiana è ormai di casa ha pubblicato su facebook un bonifico comunicando il suo pensiero. “Non amo le secchiate d’acqua! Ma amo le secchiate d’amore! – Poi continua riferendosi a uno dei malati di SLA più noti in Italia – Stefano Borgonovo è stato un caro amico, un uomo incredibile , un guerriero vero che mi ha insegnato tanto e oggi, a distanza di tempo, sono felice che tutta l’Italia abbia parlato di lui e delle persone che come lui hanno vissuto e vivono “la stronza” come la chiamava lui! Io ho donato quel che potevo e ho nascosto la cifra semplicemente perché non la trovavo una notizia importante ma trovo invece importante il gesto. Cerco sempre di aiutare chi è meno fortunato di me e lo faccio quando posso e come posso! W Stefano Borgonovo , la sua famiglia e w tutte le persone che combattono la Sla! Un abbraccio fortisssSimo!!!”.

SLA

Per contro dall’Italia Jovanotti ha voluto ha preso posizione in difesa dell’Ice Backet Challenge dalle critiche crescenti, su quello che ha definito “un fenomeno che offre filo da torcere ai teorici della comunicazione di massa, delle reti e dei nuovi media“, nonché “l’unico ‘tormentone’ vero di quest’estate” e in quanto tale amato e contestato. “Io sono per vedere i bicchieri mezzi pieni, e in questo caso anche i secchi, e considero positiva l’onda che si è generata. Anche i criticoni più accesi, che nell’epoca di internet hanno sempre occasioni di fare baldoria, alla fine partecipano alla diffusione del contenuto della secchiata, che non è solo acqua ghiacciata, c’è dentro una sigla: SLA, una malattia grave che in questi giorni ha fatto parlare molto di se, e ci sono milioni di persone nel mondo che adesso sanno che esiste, e questo nell’epoca della distrazione di massa è un risultato brillantissimo. Poi c’è la raccolta delle donazioni, che è il secondo risultato positivo (anche se sostengo che le sorti della ricerca non possono essere solo affidate al buon cuore dei cittadini, ma devono esserre una parte importante della spesa degli stati, che poi avviene grazie alle tasse pagate dai cittadini, e naturalmente delle aziende farmaceutiche, che sono giganti economici multinazionali, controversi ma importantissimi).”

Ecco cosa ha scritto qualche giorno fa nel suo profilo facebook Matteo Pelli, direttore di Radio3i: “Beneficenza e video. Rubo un commento pubblicato su questa pagina da Alessandro stamattina: “Incredibile che il bucket challange abbia raccolto piu fondi ($23mio) in 22 giorni che in un anno complessivo, 2013″. OK , la beneficenza si fa e non si dice, si sussurra donando a persone che meriterebbero di poter gridare al mondo la loro difficile situazione. Io credo che sia figo dare il proprio contributo (se funziona) anche attraverso un video un po’ scemo di venti secondi. Chi parla di divismo e visibilità gratuita e inutile mi fa (solo) ridere. Abbraccio le persone meno fortunate nella speranza che questo bollettino abbia condivisioni che possano portare sorrisi e qualche franco, perché, per fortuna, Facebook e la tecnologia sono anche questo.”

E mentre il dibattito incalza tra artisti, politici, opinionisti e opinione pubblica terminiamo l’articolo tenendo conto che siamo di fronte a una moda sicuramente passeggera dove ad oggi restano di fatto gli 80 milioni di dollari raccolti ad oggi dall’ALS Association già solo negli Stati Uniti.